Tumore della prostata

Nella maggior parte dei casi si sviluppa dalle cellule ghiandolari della prostata ed è un adenocarcinoma.

Il tumore della prostata è una delle neoplasie più frequenti nell’uomo. Nella maggior parte dei casi si sviluppa dalle cellule ghiandolari della prostata ed è un adenocarcinoma. Il comportamento biologico è molto variabile: alcune forme crescono lentamente e possono essere controllate nel tempo senza trattamento immediato, mentre altre sono più aggressive e richiedono una terapia curativa o sistemica. Per questo diagnosi e scelta terapeutica si basano sulla combinazione di PSA, risonanza magnetica, biopsia, grado istologico, stadio e caratteristiche del paziente.

Quanto è frequente e chi colpisce

Secondo le linee guida EAU 2026, il tumore della prostata è il secondo tumore più diagnosticato negli uomini nel mondo e il più frequentemente diagnosticato in Europa. Nel 2022 sono state stimate circa 1,46 milioni di nuove diagnosi a livello globale.

Il rischio aumenta nettamente con l’età e la maggior parte dei casi viene diagnosticata dopo i 60 anni. Molti piccoli tumori possono essere presenti per anni senza dare sintomi e senza diventare clinicamente significativi.

Fattori di rischio

Le cause precise non sono note, ma alcuni fattori aumentano il rischio.

  • Età: è il principale fattore di rischio.
  • Familiarità: avere un padre o un fratello con tumore della prostata, soprattutto se diagnosticato in giovane età, aumenta il rischio.
  • Predisposizione genetica: varianti ereditarie, tra cui BRCA2 e altri geni di riparazione del DNA, possono aumentare rischio e aggressività.
  • Origine etnica e fattori biologici: esistono differenze di incidenza e mortalità tra popolazioni.
  • Stile di vita e fattori metabolici possono influire sul rischio e sulla prognosi, ma il loro ruolo è meno definito rispetto a età e genetica.

Sintomi

Nelle fasi iniziali il tumore della prostata è spesso asintomatico. I sintomi urinari come getto debole, frequenza o nicturia sono molto più spesso legati all’ipertrofia prostatica benigna e non consentono di distinguere un tumore.

Nelle forme localmente avanzate possono comparire disturbi urinari più importanti, ematuria o dolore; nella malattia metastatica possono comparire dolore osseo, perdita di peso, stanchezza o altri sintomi in relazione alle sedi di diffusione.

PSA alto non significa automaticamente tumore

Il PSA può aumentare per diverse ragioni. La diagnosi nasce dalla valutazione del rischio nel suo insieme e, quando necessario, da risonanza magnetica e biopsia.

Come si diagnostica

Il PSA è un marcatore organo-specifico ma non tumore-specifico: può aumentare anche per IPB, infiammazione o altre condizioni. Un singolo valore non basta a diagnosticare un tumore e, in alcuni contesti, può essere opportuno ripeterlo prima di ulteriori procedure.

La risonanza magnetica multiparametrica della prostata ha oggi un ruolo centrale prima della biopsia. Se il rischio di tumore clinicamente significativo è sufficiente, si esegue una biopsia prostatica, preferibilmente con approccio transperineale e con prelievi mirati sulle aree sospette alla RM associati, quando indicato, a campionamento sistematico.

L’esame istologico assegna il Grade Group ISUP/Gleason, che esprime l’aggressività biologica. Nei tumori a rischio intermedio-alto o quando indicato, la stadiazione può comprendere imaging convenzionale e/o PET con PSMA secondo le raccomandazioni correnti.

Come si cura

Nei tumori a basso rischio e in una parte selezionata delle forme intermedie, la sorveglianza attiva permette di evitare o rimandare trattamenti che potrebbero non essere necessari, mantenendo controlli regolari con PSA, risonanza e biopsie secondo protocolli.

Quando è indicato un trattamento curativo, le principali opzioni sono la prostatectomia radicale e la radioterapia. La prostatectomia radicale rimuove prostata e vescicole seminali e può essere eseguita con tecnica robot-assistita; in base al rischio può essere associata a linfoadenectomia pelvica. La preservazione dei fasci neurovascolari viene valutata quando oncologicamente sicura per ridurre l’impatto sulla funzione erettile.

La radioterapia esterna, eventualmente associata a terapia ormonale in base al rischio, rappresenta un’alternativa curativa in molte forme localizzate e localmente avanzate.

Nella malattia metastatica il trattamento è sistemico e si basa sulla deprivazione androgenica combinata, nella maggior parte dei pazienti idonei, con farmaci che intensificano il blocco del segnale androgenico e, in alcuni casi, chemioterapia o terapie mirate in base a caratteristiche cliniche e molecolari. Le strategie vengono sempre più personalizzate sulla biologia del tumore.

Follow-up e qualità di vita

Dopo chirurgia il PSA dovrebbe diventare non dosabile; dopo radioterapia viene seguito nel tempo secondo criteri specifici. Un eventuale rialzo viene interpretato in relazione al trattamento ricevuto e può richiedere imaging e terapia di salvataggio.

Il follow-up non riguarda soltanto il controllo oncologico. Continente urinaria, funzione erettile, salute ossea, metabolismo e qualità di vita devono essere considerati lungo tutto il percorso. Dopo prostatectomia, la riabilitazione del pavimento pelvico e il trattamento della disfunzione erettile possono favorire il recupero funzionale.

FAQ - Domande frequenti

Il tumore della prostata dà sintomi nelle fasi iniziali? Spesso no. I comuni disturbi urinari sono più frequentemente legati all’IPB e non sono specifici del tumore.

Un PSA alto significa che ho un tumore? No. Il PSA è prostate-specifico ma non tumore-specifico. Va interpretato insieme a età, volume prostatico, andamento nel tempo, visita e imaging.

Tutti i tumori della prostata devono essere trattati subito? No. Alcune forme a basso rischio possono essere gestite con sorveglianza attiva, evitando trattamenti non necessari e intervenendo se compaiono segni di progressione.

Chirurgia robotica e radioterapia sono entrambe valide? In molte forme localizzate entrambe possono essere opzioni curative. La scelta dipende da rischio oncologico, età, condizioni generali, anatomia, effetti collaterali attesi e preferenze del paziente.

Quando rivolgersi all’urologo

La valutazione urologica è indicata in presenza di PSA alterato, reperti sospetti all’esplorazione rettale, familiarità importante o sintomi che richiedano un inquadramento. La decisione di effettuare un controllo con PSA in un uomo asintomatico deve essere condivisa, considerando età, aspettativa di vita, fattori di rischio e possibili conseguenze degli approfondimenti.

Bibliografia essenziale

  1. European Association of Urology. EAU Guidelines on Prostate Cancer. 2026.
  2. EAU Guidelines. Edn. presented at the EAU Annual Congress London 2026. ISBN 978-94-92671-32-5.
  3. Materiale clinico fornito dal Dott. Roberto Bianchi: “Prostatectomia Radicale Robot-Assistita (RALP) con Linfoadenectomia Pelvica Bilaterale”.

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© 2026 Dott. Roberto Bianchi – Medico Chirurgo, Specialista in Urologia. Iscritto all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano – Albo Medici n. 41355. Tutti i diritti riservati.

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